Nuovi orizzonti in orbita terrestre

L’allunaggio dell’Apollo 11 azzera i contatori della corsa allo spazio.
Il traguardo del primo uomo sulla Luna è americano, i sovietici se ne fanno una ragione e indirizzano le loro attenzioni in altre direzioni.
Anche gli Stati Uniti, incassato il frutto dei loro sforzi, possono dedicarsi ai gradini successivi della scala verso la galassia.
Mentre l’URSS inizia la progettazione di stazioni spaziali, la strategia mira a assicurare una presenza umana nelle spazio, gli Stati Uniti cercano di ottenere una standardizzazione dei trasporti spaziali, per abbassarne i costi.
È il preludio di una nuova epoca. Le due superpotenze sono impegnate a tracciare rotte diverse, ma con una consapevolezza affiorante: collaborare non è più un tabù.

Il Programma Saljut, la Mir e il Buran

Il 19 aprile del 1971 i sovietici lanciano la prima stazione spaziale. Risultato rimasto a metà perché la navicella Soyuz 10, che trasporta i cosmonauti destinati alla stazione, fallisce la procedura di aggancio. La Soyuz 11 ha più fortuna ma solo inizialmente, l’epilogo della missione è tragico, a causa di un guasto muoiono tutti i membri dell’equipaggio durante il rientro. L’incidente occorso alla Soyuz 11 blocca ogni nuovo invio di personale alla Saljut 1, che dopo 123 giorni rientra sul pianeta Terra. È l’ottobre del 1971.
Si deve molto alle stazioni spaziali Saljut, la loro progettazione e realizzazione costituisce un passaggio essenziale per la messa a punto delle tecnologie che, in seguito, hanno permesso la permanenza prolungata nello spazio.

Cinque anni dopo, il programma spaziale russo ottiene nuova linfa e un progetto da realizzare. La stazione spaziale Mir soppianta le quattro Saljut e le innovazioni che porta sono tante. Prima fra tutte, la concezione di modularità.
La stazione è composta di moduli, da lanciarsi separatamente e da assemblare nello spazio. Ci vogliono dieci anni per “montarla” completamente e, nel frattempo, l’Unione Sovietica come entità politica sarà sparita.

MIR

Nel 1983, con l’idea di fare il “verso” allo Space Shuttle, il programma della Mir subisce un sostanzioso taglio di fondi a favore del Buran. Che altri non è che una versione sovietica della navetta americana. Un programma costosissimo, probabilmente il più costoso di tutti i programmi spaziali sovietici. Alla caduta dell’URSS è abbandonato per mancanza fondi. Sebbene la forma richiami lo Space Shuttle, le due navette sono dotate di sistemi molto diversi e l’accusa mossa ai sovietici di aver “spiato” gli americani per realizzarla, è infondata.
Nei primi mesi del 1984 i finanziamenti alla Mir affluiscono di nuovo e nel 1986, al secondo tentativo, il lancio della stazione ha successo.

Lo Space Shuttle e la Freedom

Shuttle

La NASA in quegli anni è anche impegnata con un altro progetto iniziato nel ‘69. Gli Stati Uniti sono alla ricerca di un accesso allo spazio dai costi ridotti e che impieghi mezzi che non siano “a perdere”: lo Space Shuttle deve rispondere a queste esigenze. Ma le cose non vanno come vorrebbero. Il programma è complesso più del previsto, colleziona costi esorbitanti e la sicurezza si dimostra essere una coperta sempre troppo corta.
Come altri programmi spaziali, anche lo Space Shuttle non è immune da tagli ai budget di spesa. A metà del 1971 la NASA, per economizzare è costretta ad abbandonare uno dei requisiti cardine, ottenere un sistema completamente riutilizzabile.

Hubble

Il 12 aprile 1981, lo Shuttle effettua ufficialmente il primo volo spaziale e realizza 17 orbite in poco più di due giorni. In seguito lo Shuttle permette il lancio di numerosi satelliti, il telescopio Hubble è tra questi, tre sonde interplanetarie e contribuisce alla costruzione di stazioni spaziali. Nel 2011, dopo 135 lanci, la navetta americana va in pensione anticipata.
In realtà, anche la NASA annuncia anni dopo, nel 1984, la costruzione di una stazione spaziale che preveda un equipaggio in orbita permanente. Si chiama Freedom e il Presidente Reagan approva il progetto. Non verrà mai costruita perché oggetto di continui tagli alle risorse. Quel che rimane del progetto è utilizzato per la futura Stazione Spaziale Internazionale.

Se Sparta piange, Atene non ride

I primi anni ‘90 si presentano ricchi di novità, tutte destabilizzanti per l’evoluzione dei comparti aerospaziali.
Cade l’Unione Sovietica e inizia un momento storico interno di confusione che porta alla soppressione della costruzione della Mir 2 (avrebbe preso il posto della Mir).
La NASA assiste impotente all'annullamento dei finanziamenti per la realizzazione della stazione Freedom, il progetto abortisce. Mancando una controparte con la quale misurarsi, non è poi così urgente rincorrere il programma Saljut e mandare in orbita una versione americana della Mir.
In realtà, nel mondo, un po’ tutte le agenzie spaziali sono in seria difficoltà per il taglio dei fondi. L’idea di un progetto comune, che abbia il fine dell’esplorazione spaziale, appare come l’unica ipotesi consistente.

La Stazione spaziale è un esempio davvero luminoso di come le differenze internazionali passino assolutamente in secondo piano quando si ha un obiettivo grande, una passione comune.
Samantha Cristoforetti

La stazione spaziale di tutti

ISS

A novembre del 1998 la collaborazione tra agenzie spaziali europee, Russia, Canada, Giappone e Stati Uniti produce i primi frutti. Dal cosmodromo di Baikonur è lanciata Zarja, primo modulo - russo - della futura Stazione Spaziale Internazionale.
Pochi giorni dopo lo segue il modulo statunitense Unity (Node 1), che si aggancia a Zarja fornendo la possibilità di aggiungere ulteriori elementi. 
L’uomo prosegue la sua impresa nello spazio e l’avventura della ISS è appena iniziata. Ma come si è arrivati a questo risultato?
Agli esordi degli anni ‘90 gli americani si fanno parte dirigente coinvolgendo le agenzie spaziali di vari continenti. Il progetto è quello di realizzare una stazione spaziale congiunta. L’idea è appoggiata ai massimi livelli e nel 1992 i presidenti, George H. Bush e Boris N. Eltsin, suggellano ufficialmente la volontà di esplorare lo spazio insieme.
La conoscenza ottenuta dagli sforzi delle singole agenzie, per realizzare la propria stazione spaziale, diventa patrimonio comune. Il processo di condivisione riporta alla luce programmi accantonati e il confronto apre a nuove possibilità. Il progetto della nuova stazione si materializza sulla base della precedente e mai nata Freedom americana, della MIR-2 accantonata per la caduta del regime sovietico e del modulo Columbus dell’ESA europea.
Con alcuni anni di ritardo, nel 2011 anziché il 2003, la ISS è completa. 
Il termine vita di questa stazione è il 2024, data secondo la quale dovrebbe raggiungere tutti gli obiettivi di ricerca scientifica che le varie agenzie si sono poste.

Parmitano

Orgoglio italiano

Nel maggio 2018 l’ESA seleziona Luca Parmitano per le missioni Expedition 60 e Expedition 61. La navicella Soyuz Ms-13 , lanciata il 20 luglio del 2019, trasporta tre astronauti: Andrew Morgan, Alexander Skvortsov e Luca Parmitano. Quest'ultimo, nella seconda parte della missione, assume il comando della ISS, prima volta in assoluto per un italiano.
Quale sarà la “fine” della Casa degli Astronauti non è dato saperlo ancora, le opzioni sono diverse. Fino ad allora molti di noi continueranno a fissare il cielo domandandosi quale sarà il prossimo limite da superare.

Buste commemorative dei lanci, delle missioni e delle attività extraveicolari (EVA) con i timbri apposti sulla stazione. Lettere manoscritte volate dalla Terra allo Spazio, e viceversa, per mezzo di navicelle con equipaggio o senza quali le Progress, Cygnus, Dragon, HTV e altre. La corrispondenza postale racconta della vita in orbita. Documenta la storia dell’uomo nello spazio, il suo ingegno per raggiungerlo e la tenacia per rimanerci.

Descrizioni minuziose,
le migliori del settore

Spedizioni veloci e
assicurazione inclusa

Certificati in chiaro
senza doverli richiedere

Una moltitudine di
immagini descrittive

Prodotto aggiunto alla lista dei desideri

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Cliccando su "Accetto" o continuando la navigazione, dichiari di avere compreso le modalità nell'Informativa Estesa ai sensi dell'Art 13 del Reg. (UE) 2016/679. Per maggiori informazioni visita la pagina Privacy e Cookie.