Luna

La grande rimonta

Fine anni ‘50 e inizio dei ‘60. Lo Sputnik 1 e la passeggiata spaziale del Compagno Gagarin portano a un nuovo livello la guerra fredda tra Stati Uniti e URSS.
La superpotenza occidentale comprende che è ora di reagire con forza.

La mia preoccupazione principale è che cosa pensano di noi negli altri Paesi del mondo. Non possiamo credere di essere superiori a tutti gli altri se non siamo in grado di dimostrarlo. L’Unione Sovietica, in questo momento, è avanti a noi di svariate lunghezze nel campo dell’esplorazione spaziale. Sappiamo benissimo cosa voglia dire in termini di sicurezza nazionale. Questo situazione è intollerabile, e io farò in modo che cambi.

Il trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti aveva appena finito di parlare. Al suo Staff non restava che darsi da fare, perché lui avrebbe sostenuto il progetto più ardito, quello più straordinario e spettacolare.
E a conti fatti, ce ne poteva essere solo uno.

JFK

Le parole per il Congresso

“.... Credo che questa nazione si debba impegnare a raggiungere l'obiettivo, prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e di farlo tornare sano e salvo sulla Terra. Nessun progetto spaziale di questo periodo sarà più impressionante per il genere umano, o più importante per l'esplorazione spaziale a lungo raggio; e nessuno sarà così difficile e dispendioso da compiere. Proponiamo di accelerare lo sviluppo del veicolo lunare appropriato. Proponiamo di sviluppare alternativamente dei booster con carburante solido e liquido, molto più grandi di quelli attualmente in sviluppo, finché non sarà certo qual è il migliore. Proponiamo fondi aggiuntivi per lo sviluppo di altri motori e per esplorazioni senza equipaggio che sono particolarmente importanti per uno scopo che questa nazione non trascurerà mai: la sopravvivenza dell'uomo che per primo farà questo audace volo. Ma in un certo senso, non sarà solo un uomo ad andare sulla Luna—se esprimiamo questo giudizio favorevolmente, sarà un'intera nazione. Perché ciascuno di noi dovrà lavorare per portarlo là…”

John F. Kennedy al Congresso degli Stati Uniti

Astronauti

Uomini e macchine

Far atterrare un uomo sulla luna era l’obiettivo del terzo programma spaziale degli Stati Uniti, il Programma Apollo. L'intenzione, poi realizzata, era di utilizzare una navicella spaziale - l’Apollo - e un razzo vettore per spedirla in orbita, che venne battezzato Saturn.
Il percorso per giungere al risultato non fu semplice. Un incendio, scoppiato durante una simulazione sulla rampa di lancio dell’Apollo 1, costrinse a una sospensione lunga. Persero la vita tre astronauti: Gus Grissom, Edward White e Roger Chaffee. Ma gli americani non si persero d’animo e nell’ottobre del 1968, con la missione Apollo 7, testarono il modulo di comando in orbita terrestre. A dicembre dello stesso anno spedirono l’Apollo 8 in orbita lunare. Il ritmo delle attività era serrato.
A marzo del ‘69 l’Apollo 10 svolse funzione di prova generale per la “prima”, che sarebbe andata in scena a luglio successivo con l’Apollo 11. La Luna non poteva più attendere.

Mare Tranquillitatis

L’equipaggio designato per l’Apollo 11 era composto da Neil Armstrong nella veste di Comandante, Michael Collins quale pilota del modulo di comando e Buzz Aldrin pilota del modulo lunare. Quel giorno, era il 16 luglio del 1969, i popoli del mondo intero puntavano i loro occhi su questi tre uomini mentre percorrevano la rampa a Cape Canaveral. Il razzo Saturn portò la navicella in orbita, e poi la spinse verso la Luna. Michael Collins rimase nel Modulo di Comando, mentre i colleghi Armstrong e Aldrin, presero posto sul Modulo Lunare per iniziare le procedure che avrebbero permesso l’allunaggio.

Il 20 luglio 1969, il Modulo con Armstrong e Aldrin a bordo, toccò il suolo della Luna. Ci volle ancora qualche ora prima che Armstrong aprisse il portellone, portando a compimento la madre di tutte le missioni. Nessuno, prima di allora, aveva posato il piede su un corpo celeste che non fosse il pianeta Terra.
John F. Kennedy non poté assistere alla realizzazione del suo sogno, ma quel traguardo, che lui aveva indicato come sola, e unica, meta utile a colmare il divario tra il suo Paese e l'Unione Sovietica, era stato tagliato vittoriosamente.

Questo è un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità.
Neil Armstrong

L’annullo moon landing

Sulla Luna, Neil Armstrong e Buzz Aldrin, passeggeranno raccogliendo campioni dal suolo. Ma dalla Terra sono partiti con un kit filatelico, provvisto di una busta primo giorno e timbro “Moon Landing Jul 20 1969 USA”.
“Occorrono tre prove sul programma di volo”, dirà Aldrin, prima dell’annullo decisivo con il quale crea un esemplare unico. Senza prezzo.
Dal punto di vista postale numerosi bozzetti furono allestiti prima di approntare il francobollo che avrebbe celebrato la conquista della Luna. L’immagine definitiva scelta per la vignetta rappresentava, in primo piano, uno degli astronauti intento a saggiare il suolo lunare.
E un unico francobollo non dentellato e stampato a colori fu apposto sulla busta che era destinata a ricevere l’annullo lunare “Moon Landing Jul 20 1969 USA”. 
Precedentemente alla missione furono fatte nella base di Houston, in un ambiente che simulava quello lunare, 150 buste con le prove di timbratura dell’annullo lunare su varie affrancature, prima di riporlo definitivamente nell'imballo per lo stivaggio sull’Apollo 11.
Alla fine della missione, queste 150 buste ricevettero sia l’annullo della macchina annullatrice di Webster, sia il timbro della quarantena e ogni busta fu numerata ed etichettata “specimen”, prova con la dicitura “Saggio”.

Annullo

Questo annullo è stato apposto solo per avere una “traccia postale” non essendo volate sul suolo lunare. Nonostante ciò le 150 buste della prova di timbratura dell’annullo Moon Landing rappresentano ancora una volta la testimonianza postale dell’approssimarsi al traguardo più ambito: la conquista della Luna.

Apollo 13

Apollo 12 e 13, la corsa continua

L’Apollo 12 era la sesta missione del Programma e la seconda ad allunare perfettamente. Decollò da Cape Canaveral il 14 novembre del 1969. Poco dopo il lancio il vettore Saturn fu centrato due volte da un fulmine, gli strumenti di bordo cessarono di funzionare per un breve periodo. Fortunatamente i danni furono circoscritti ad alcuni sensori, il cui malfunzionamento non avrebbe condizionato la riuscita della missione. L’allunaggio dell’Apollo 12 brillò per precisione portando il modulo a pochissima distanza dalla sonda Surveyor 3, precedentemente lanciata, con il compito di raccogliere dati ambientali per le future missioni del programma spaziale americano.
La missione Apollo 13 non fu altrettanto fortunata. Gli Stati Uniti contavano di raggiungere il tris degli allunaggi, ma dopo 55 ore dal lancio della missione, precisamente a 321.860 chilometri dalla crosta terrestre, un corto circuito causò l’esplosione di uno dei quattro serbatoi di ossigeno del Modulo di Comando e Servizio, danneggiandolo seriamente. La frase divenuta celebre “Okay, Houston, abbiamo un problema qui”, fu pronunciata proprio in questo frangente dall’equipaggio in comunicazione con il Mission Control. Gli astronauti rientrarono sani e salvi, non senza difficoltà, usando il Modulo Lunare Aquarius che era stato progettato per altro scopo. Nella fase di rientro in atmosfera il blackout radio durò più del previsto, a conti fatti 86 secondi di silenzio furono uno dei blackout più lunghi del programma Apollo. La NASA considerò la missione un “fallimento di grande successo”. Astronauti e tecnici di terra avevano comunque dimostrato di saper affrontare e gestire una situazione molto critica. L’accaduto determinò anche una revisione completa della navicella Apollo, in vista delle future missioni.

Presagi della fine di un'era e un “hole in one” tra i bunker lunari

L’inizio del 1970 si aprì con delle novità in casa NASA, che di positivo avevano ben poco. Non erano stati ancora resi noti i nomi dell’equipaggio dell’Apollo 15 che, giudicandone i costi troppo alti, si tirò una riga sopra la missione Apollo 20, l’ultima prevista dal programma. Ma non era finita. Nell'autunno dello stesso anno i tagli falciarono anche l’Apollo 15 e 19. Rimanevano le missioni dal 16 al 18 che prontamente furono rinumerate in sostituzione di quelle cancellate. L’Apollo 15 tornava a esistere come numero di missione ma sarebbe stata di tipo “J”, con attività scientifica avanzata.
Arrivò il momento dell’Apollo 14 e del terzo allunaggio. Era il 31 gennaio del 1971 quando la NASA effettuò il lancio. La missione si dimostrò la più rilevante sotto il profilo scientifico. Il carico di pietre lunari trasportate sulla Terra rivelò importanti informazioni circa l’età del nostro satellite, così come gli strumenti installati nella zona di allunaggio fornirono dati di alto valore scientifico. Risolti alcuni problemi, che obbligarono gli astronauti a ripetere sei volte la procedura di aggancio tra Modulo di Comando e Modulo Lunare, il resto della missione non incontrò particolari difficoltà. Alan Shepard, recuperatosi da un momento di smarrimento dovuto alla perdita di orientamento durante un’EVA (extra vehicular activity), si concesse addirittura un colpo di golf diventando il primo, e unico, golfista spaziale. L’Apollo 14 rientrò senza ostacoli il 9 febbraio 1971.

Nell’estate dello stesso anno, con il lancio dell’Apollo 15 (rinumerato), la NASA raggiunse un nuovo traguardo nell’esplorazione lunare. Un modulo più duraturo e l’impiego del rover lunare - assoluta novità - consentirono agli astronauti David Scott e James Irwin di effettuare tre uscite, la seconda delle quali durata ben 7 ore e 12 minuti. Raggiunsero il Mount Hadley a cinque chilometri dal punto di allunaggio. Durante la terza EVA (extra vehicular activity) furono brevemente commemorati gli astronauti deceduti posando sul suolo una statuetta di metallo chiamata Fallen Astronaut. L’Apollo 15 era il quarto allunaggio conseguito con successo dagli Stati Uniti.

Apollo 15

Le ombre della missione Apollo 15

Non sono mancati i misteri e gli scandali. Il caso più noto – perché diventato prepotentemente di pubblico dominio, dopo essere finito in tribunale – è quello dello scandalo delle buste volate sull’Apollo 15. In quegli anni gli oggetti volati nello spazio esercitavano un certo fascino e tutti li desideravano e, man mano che il programma spaziale proseguiva, erano oggetto di vendita. Questo indusse l’equipaggio dell’Apollo 15 a portare di nascosto sulla Luna un numero di buste ben superiore all’autorizzato. Il risultato furono 300 esemplari incautamente messi in vendita in Europa, subito dopo il ritorno della missione. Questo increscioso “incidente” – che infiammò il dibattito al Congresso e indignò l’opinione pubblica – costò il posto ai tre astronauti e modificò profondamente, e in modo irreversibile, l’atteggiamento della NASA verso la “posta spaziale”. Dopo di allora la NASA vietò di portare nello spazio buste o francobolli, dall’Apollo 17 in poi (non era riuscita a bloccare in tempo le buste dell’Apollo 16).

Apollo 16

L’ultimo carico postale

Il 16 aprile del 1972 la NASA lanciò l’Apollo 16, che allunò con successo atterrando, per la prima volta, sugli altipiani lunari. A bordo un carico postale di modesta entità: 25 cosmogrammi infilati nel bagaglio personale di Charles M. Duke, il pilota del Modulo Lunare. Insieme al bollo di partenza, datato 16 aprile 1972, e di ritorno del 27 aprile, apposto dall’ufficio postale della nave Ticonderoga, ogni cosmogramma riportava la certificazione manoscritta di Charles Duke: “certifico che la busta del totale di 25 trasportate sul volo Apollo 16 , è atterrata sulla Luna autorizzata nel trasporto nel mio personal preference kit.” Fu l’ultimo trasporto autorizzato, divenuto in seguito anche il più raro.

Apollo 17

Apollo 17, la fine del programma

Apollo 17, rinumerata, fu l’undicesima missione con equipaggio umano del programma Apollo. E fu anche l’ultima. L’ultima chance di carpire il più possibile dal nostro satellite naturale, l’ultima volta che un piede umano toccò il suolo lunare. Un insieme di ultime volte, ma anche l’unico lancio notturno del vettore Saturn V. E anche l’unica volta in cui fu permesso a un civile di passeggiare sulla Luna. Harrison Schmitt, infatti, era uno scienziato. Selezionato in precedenza come possibile sostituto del pilota del Modulo Lunare dell’equipaggio dell’Apollo 15. Fu inserito nell’equipaggio dell’Apollo 17 per le pressioni dei colleghi che volevano, almeno per una volta, avere a bordo dell’Apollo uno scienziato-astronauta.
La missione si concluse perfettamente portando a sei il contatore degli allunaggi americani.

La sfida con l’Unione Sovietica, per la supremazia nell’esplorazione dello spazio era stata vinta e l’interesse dei politici americani per i programmi spaziali si mostrava ormai inversamente proporzionale ai costi da sostenersi.
Il tempo delle stazioni spaziali stava avanzando, e con lui, molti cambiamenti.

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